giovedì 27 luglio 2017

Biotestamento, diritto alla dignità. [DOWNLOAD DISPENSE GRATIS]


Biotestamento, diritto alla dignità.
Viene da piangere pensando a qualcuno, che nel pieno delle proprie facoltà, decide di farla finita, di togliersi la vita, come a terminare quello che ha definito calvario. Uno o cento, mille motivi ci sono dietro a una scelta come questa, e non è diritto di nessuno, giudicarla. Io non lo farei. Scrivi una lettera in cui ti scusi, ringrazi, chiedi di capire. Accetti la fine. Uno sguardo che non ti veda nessuno poi via, ti lanci nel vuoto, ti spari, ti impicchi, te ne vai.
Scegli insomma, anche se agli altri, è dato obbligo di saperti fermare in qualche modo. Ma a te della legge in quel momento non frega nulla. Frega solo di te, perché al di là tutte le parole del mondo, nessuno potrà mai capirti fino in fondo.
Sei libero di farlo. E lo fai.
Non è così per tutti, purtroppo. Forse alla fine delle mie righe avrò un motivo in più per stare dalla parte della libertà di scelta, a qualsiasi costo. Non ci sono più gambe a reggere quella scelta, non ci sono a volte nemmeno più braccia, occhi. Solo pensieri. A volte rimane solo la mente a combattere un mostro che ha ormai vinto. Il suo nome non è importante. Può essere una qualsiasi malattia degenerativa, un incidente.
Ciò che conta è che non ci si può mettere in piedi e dire basta. Quel “basta” che ha come nome l’eutanasia, quando anche la mente ti abbandona. O meglio, quando la capacità di relazionarsi con il mondo esterno, ti abbandona.
Perché a volte la vita fa così. Ti chiude in una scatola insonorizzata. Tu sei vivo, ma sei lì dentro, in uno spazio irraggiungibile. Tutti fuori a piangere un dolore che solo tu puoi sentire.
Scelgono gli altri per te. Parenti, medici, specialisti. Tutti tranne uno.
In questi giorni, qualcosa sembrava stesse cambiando.
Qualcuno era riuscito a scappare, piegando in due l’opinione pubblica. Aprendo gli occhi e forse un po’ anche il cuore.
L'annuncio dalla Svizzera: "Alle 11,40 se ne è andato con le regole di un Paese che non è il suo”.
Dj Fabo aveva scelto una casa diversa dalla sua per addormentarsi per sempre, era stato costretto a fuggire.
Ha morso un pulsante per attivare l'immissione del farmaco letale: era molto in ansia perché temeva, non vedendo il pulsante essendo cieco, di non riuscirci. Ha anche scherzato, dicendo che sarebbe rientrato in Italia per autodenunciarsi. Poi è partito.
Si è parlato molto di Biotestamento, se ne sta parlando. Qualcosa si sta facendo, a rilento, come sempre.
In questi giorni era previsto l'inizio della discussione in aula ma in commissione Sanità troppe richieste di modifiche e tanti interventi. Se ne riparlerà a settembre.
Una parola strana, Biotestamento. Si riassume in un’altra parola soltanto. Libertà. Libertà di scelta. Scegliere di dire basta alla sofferenza, basta all’accanimento terapeutico, basta alla vita. Una semplice ma chiara e determinata pianificazione sulla propria morte. Dall’interruzione del cibo, dell’acqua, delle terapie, lasciando aperta la strada ai medici di poter obiettare, spostando questa “responsabilità” a qualcun altro dentro la struttura ospedaliera. Quindi ancora nulla, se parla soltanto.
Con 326 voti a favore, 37 contrari e 4 astenuti la Camera ha approvato la proposta di legge sulle disposizioni anticipate di trattamento. Numeri. Numeri per ora senza una legge. Scuse per ora. La paura di confondere l’accanimento terapeutico e l’eutanasia è troppo grande per avvallare a cuor leggero questa legge.
Numeri, persone.
 “Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di futura incapacità di autodeterminarsi, e dopo aver acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle sue scelte, può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento (Dat), esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, compresi il consenso o il rifiuto a idratazione e nutrizione artificiali”.
Troppe parole quando è “basta”, l’unica via di fuga.
Mi piace pensare alla fine, che si possa arrivare ad una legge solida. Veloce, che non lasci spazio all’interpretazione, ma che sia davvero una porta dalla quale uscire, in casa propria, da un corpo che non sa più parlare.
Franco Quadalti

https://drive.google.com/file/d/0B3gEQ4Y3gvH1VjEybWgydEpTcjQ/view?usp=sharing

Biotestamento, diritto alla dignità. [DOWNLOAD DISPENSE GRATIS]


Biotestamento, diritto alla dignità.
Viene da piangere pensando a qualcuno, che nel pieno delle proprie facoltà, decide di farla finita, di togliersi la vita, come a terminare quello che ha definito calvario. Uno o cento, mille motivi ci sono dietro a una scelta come questa, e non è diritto di nessuno, giudicarla. Io non lo farei. Scrivi una lettera in cui ti scusi, ringrazi, chiedi di capire. Accetti la fine. Uno sguardo che non ti veda nessuno poi via, ti lanci nel vuoto, ti spari, ti impicchi, te ne vai.
Scegli insomma, anche se agli altri, è dato obbligo di saperti fermare in qualche modo. Ma a te della legge in quel momento non frega nulla. Frega solo di te, perché al di là tutte le parole del mondo, nessuno potrà mai capirti fino in fondo.
Sei libero di farlo. E lo fai.
Non è così per tutti, purtroppo. Forse alla fine delle mie righe avrò un motivo in più per stare dalla parte della libertà di scelta, a qualsiasi costo. Non ci sono più gambe a reggere quella scelta, non ci sono a volte nemmeno più braccia, occhi. Solo pensieri. A volte rimane solo la mente a combattere un mostro che ha ormai vinto. Il suo nome non è importante. Può essere una qualsiasi malattia degenerativa, un incidente.
Ciò che conta è che non ci si può mettere in piedi e dire basta. Quel “basta” che ha come nome l’eutanasia, quando anche la mente ti abbandona. O meglio, quando la capacità di relazionarsi con il mondo esterno, ti abbandona.
Perché a volte la vita fa così. Ti chiude in una scatola insonorizzata. Tu sei vivo, ma sei lì dentro, in uno spazio irraggiungibile. Tutti fuori a piangere un dolore che solo tu puoi sentire.
Scelgono gli altri per te. Parenti, medici, specialisti. Tutti tranne uno.
In questi giorni, qualcosa sembrava stesse cambiando.
Qualcuno era riuscito a scappare, piegando in due l’opinione pubblica. Aprendo gli occhi e forse un po’ anche il cuore.
L'annuncio dalla Svizzera: "Alle 11,40 se ne è andato con le regole di un Paese che non è il suo”.
Dj Fabo aveva scelto una casa diversa dalla sua per addormentarsi per sempre, era stato costretto a fuggire.
Ha morso un pulsante per attivare l'immissione del farmaco letale: era molto in ansia perché temeva, non vedendo il pulsante essendo cieco, di non riuscirci. Ha anche scherzato, dicendo che sarebbe rientrato in Italia per autodenunciarsi. Poi è partito.
Si è parlato molto di Biotestamento, se ne sta parlando. Qualcosa si sta facendo, a rilento, come sempre.
In questi giorni era previsto l'inizio della discussione in aula ma in commissione Sanità troppe richieste di modifiche e tanti interventi. Se ne riparlerà a settembre.
Una parola strana, Biotestamento. Si riassume in un’altra parola soltanto. Libertà. Libertà di scelta. Scegliere di dire basta alla sofferenza, basta all’accanimento terapeutico, basta alla vita. Una semplice ma chiara e determinata pianificazione sulla propria morte. Dall’interruzione del cibo, dell’acqua, delle terapie, lasciando aperta la strada ai medici di poter obiettare, spostando questa “responsabilità” a qualcun altro dentro la struttura ospedaliera. Quindi ancora nulla, se parla soltanto.
Con 326 voti a favore, 37 contrari e 4 astenuti la Camera ha approvato la proposta di legge sulle disposizioni anticipate di trattamento. Numeri. Numeri per ora senza una legge. Scuse per ora. La paura di confondere l’accanimento terapeutico e l’eutanasia è troppo grande per avvallare a cuor leggero questa legge.
Numeri, persone.
 “Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di futura incapacità di autodeterminarsi, e dopo aver acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle sue scelte, può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento (Dat), esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, compresi il consenso o il rifiuto a idratazione e nutrizione artificiali”.
Troppe parole quando è “basta”, l’unica via di fuga.
Mi piace pensare alla fine, che si possa arrivare ad una legge solida. Veloce, che non lasci spazio all’interpretazione, ma che sia davvero una porta dalla quale uscire, in casa propria, da un corpo che non sa più parlare.
Franco Quadalti

https://drive.google.com/file/d/0B3gEQ4Y3gvH1VjEybWgydEpTcjQ/view?usp=sharing

mercoledì 26 luglio 2017

Contratto di assicurazione [2/4] [DOWNLOAD DISPENSE GRATIS DI ECONOMIA]



Il Codice delle Assicurazioni

L'attuale legislazione italiana in tema di diritto assicurativo è stata oggetto di riforma nel corso del 2005, sfociando nel decreto legislativo n. 209 che  in buona parte ha aggiornato tutte le precedenti leggi in materia.
 Si tratta del Codice delle assicurazioni private, decreto legislativo del 9 settembre 2005, aggiornato con altri due decreti, nel novembre 2007 e nel giugno 2008 ed in ultimo nel 2015.
La nuova  disciplina d' impresa dettata nel codice delle assicurazioni costituisce un evidente avvicinamento dell’ordinamento del settore assicurativo a quello del settore bancario.

SCARICA GRATUITAMENTE LA DISPENSA COMPLETA!

https://drive.google.com/open?id=0B3gEQ4Y3gvH1MDJsekZLZTJNeTA

martedì 25 luglio 2017

Ius soli, le leggi non sono uno slogan [DOWNLOAD DISPENSE GRATIS]






Parliamo di legge di cittadinanza:
con una “civilissima” protesta contornata da risse in aula e tra le strade di Roma, come un vaso di Pandora, rispolverato dopo essere stato approvato dalla Camera nel 2015, il disegno di legge sullo ius soli, la nuova legge sulla cittadinanza, è arrivato al Senato. Eclatanti le proteste da parte della Lega Nord e l'astensione del Movimento 5 Stelle. Si tratta di un provvedimento che amplia i criteri per ottenere la cittadinanza italiana e riguarda soprattutto minori nati in Italia da genitori stranieri o arrivati in Italia da bambini. Il testo è sostenuto dal Partito democratico e osteggiato dalle principali forze di opposizione.
Ma vediamo più da vicino di che si tratta e quali sono le modifiche introdotte.
L'attuale regolamentazione fa riferimento alla legge 91 del 1992, secondo cui esiste un'unica modalità di acquisizione della cittadinanza ovvero lo iussanguinis (diritto di sangue): un bambino è italiano se almeno uno dei genitori è italiano; ovvero chi è nato in Italia da genitori stranieri può diventare cittadino italiano al compimento dei 18 anni, a patto che abbia mantenuto costantemente dalla nascita la residenza nel nostro Paese.
Sono solo due i casi eccezionali di ius soli in Italia: lo “ius soli temperato” e lo “iusculturae”.
Si parla di ius soli (diritto di suolo), in realtà si tratterebbe di uno "ius soli temperato" poiché solo negli Stati Uniti chi nasce in un certo stato ne ottiene di diritto la cittadinanza.
Perché i neonati con questa legge diventino cittadini italiani, è necessario che almeno uno dei genitori sia titolare di un diritto di soggiorno illimitato, che è uno status difficilissimo da raggiungere, (basti pensare che larga parte degli italiani stessi, non passerebbero i test necessari a ottenerlo);bisogna: che almeno uno dei genitori abbia un permesso di soggiorno Ue di lungo periodo e risulti residente legalmente in Italia da almeno 5 anni, (Il principio dello ius soli non si applicherà, però, ai cittadini europei, visto che il permesso di lungo periodo è previsto solo per gli Stati extra Ue), avere un precedente permesso di soggiorno ordinario valido (quindi non puoi essere clandestino), devi poter dimostrare un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale (quindi devi avere un contratto di lavoro regolare), ed infine superare un test di lingua italiana, che, considerando la quantità di “pultroppo” che si leggono in giro, non è così scontato. Pertanto un genitore che presenta tutti questi requisiti, è considerato integrato nella società italiana, ed il figlio potrà essere, (come vedremo a breve) “forse”, un cittadino italiano. Il fondamento alla base della legge risulta sensato, perché immediatamente legato al fatto che molto probabilmente quel bambino, che crescerà in Italia con una famiglia integrata, sarà effettivamente un ragazzo non extracomunitario, ma siciliano, pugliese, toscano,


lombardo, o, nella sfortuna, marchigiano, condannato quindi a confrontarsi con una serie di persone che fingeranno di sapere dove si trovino le marche…mentendo!
Un altro modo di ottenere la cittadinanza per i minori stranieri è lo“iusculturae” (diritto di conoscenza): Potranno ottenere la cittadinanza anche i minori stranieri nati in Italia, o entrati entro il 12esimo anno, che abbiano “frequentato regolarmente per almeno cinque anni uno o più cicli presso istituti scolastici del sistema nazionale, o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali”. La frequenza del corso di istruzione primaria deve essere coronata dalla promozione. I ragazzi arrivati in Italia tra i 12 e i 18 anni, poi, potranno avere la cittadinanza dopo aver risieduto legalmente in Italia per almeno sei anni e aver frequentato “un ciclo scolastico, con il conseguimento del titolo conclusivo.
In entrambi i casi, per ottenere la cittadinanza italiana servirà la dichiarazione di volontà del genitore del minore o del suo tutore: dovrà essere consegnata all’ufficiale dello stato civile del Comune di residenza entro il 18esimo anno. In assenza di questa dichiarazione, potrà essere il diretto interessato a richiederla, entro il suo 20esimo compleanno. Le nuove norme valgono anche per gli stranieri in possesso dei nuovi requisiti ma che abbiano superato, all’approvazione della legge, il limite di età dei 20 anni per farne richiesta: un’eccezione per salvaguardare i diritti di chi è già arrivato da anni in Italia. Il Viminale ha 6 mesi per il rilascio del nulla osta. Viene prevista anche la possibilità di rinunciare alla cittadinanza italiana sempre entro i 20 anni.

Ius soli dunque; si, no, ma soprattutto, boh. Per ora, intanto, passa il no: e il sì, se ci sarà, non sarà tra breve; perché non c’è cosa peggiore di fare la cosa giusta, nel momento sbagliato. Il vero problema forse è proprio questo. Lo ius soli intanto sta spaccando la rete, e, senza dar troppo credito a questa percezione, se tanto mi dà tanto, allora potrebbe anche spaccare un governo, facendolo volgere nuovamente al capolinea. Morale, ogni cosa a suo tempo e un tempo per ogni cosa, perché, nel caso specifico, il polverone è stato sollevato nel momento più critico. Immigrazione in crescita, centri al collasso e una propensione all’accoglienza che, potessimo immaginarla al pari delle azioni in Borsa, ci dimostrerebbe che quanto di meglio abbiamo, lo stiamo perdendo. Ciononostante quello dello ius soli è un argomento importante, che ci qualifica non soltanto per ciò che siamo oggi, ma per ciò che saremo in futuro.
Christian Greco




Ius soli, le leggi non sono uno slogan [DOWNLOAD DISPENSE GRATIS]






Parliamo di legge di cittadinanza:
con una “civilissima” protesta contornata da risse in aula e tra le strade di Roma, come un vaso di Pandora, rispolverato dopo essere stato approvato dalla Camera nel 2015, il disegno di legge sullo ius soli, la nuova legge sulla cittadinanza, è arrivato al Senato. Eclatanti le proteste da parte della Lega Nord e l'astensione del Movimento 5 Stelle. Si tratta di un provvedimento che amplia i criteri per ottenere la cittadinanza italiana e riguarda soprattutto minori nati in Italia da genitori stranieri o arrivati in Italia da bambini. Il testo è sostenuto dal Partito democratico e osteggiato dalle principali forze di opposizione.
Ma vediamo più da vicino di che si tratta e quali sono le modifiche introdotte.
L'attuale regolamentazione fa riferimento alla legge 91 del 1992, secondo cui esiste un'unica modalità di acquisizione della cittadinanza ovvero lo iussanguinis (diritto di sangue): un bambino è italiano se almeno uno dei genitori è italiano; ovvero chi è nato in Italia da genitori stranieri può diventare cittadino italiano al compimento dei 18 anni, a patto che abbia mantenuto costantemente dalla nascita la residenza nel nostro Paese.
Sono solo due i casi eccezionali di ius soli in Italia: lo “ius soli temperato” e lo “iusculturae”.
Si parla di ius soli (diritto di suolo), in realtà si tratterebbe di uno "ius soli temperato" poiché solo negli Stati Uniti chi nasce in un certo stato ne ottiene di diritto la cittadinanza.
Perché i neonati con questa legge diventino cittadini italiani, è necessario che almeno uno dei genitori sia titolare di un diritto di soggiorno illimitato, che è uno status difficilissimo da raggiungere, (basti pensare che larga parte degli italiani stessi, non passerebbero i test necessari a ottenerlo);bisogna: che almeno uno dei genitori abbia un permesso di soggiorno Ue di lungo periodo e risulti residente legalmente in Italia da almeno 5 anni, (Il principio dello ius soli non si applicherà, però, ai cittadini europei, visto che il permesso di lungo periodo è previsto solo per gli Stati extra Ue), avere un precedente permesso di soggiorno ordinario valido (quindi non puoi essere clandestino), devi poter dimostrare un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale (quindi devi avere un contratto di lavoro regolare), ed infine superare un test di lingua italiana, che, considerando la quantità di “pultroppo” che si leggono in giro, non è così scontato. Pertanto un genitore che presenta tutti questi requisiti, è considerato integrato nella società italiana, ed il figlio potrà essere, (come vedremo a breve) “forse”, un cittadino italiano. Il fondamento alla base della legge risulta sensato, perché immediatamente legato al fatto che molto probabilmente quel bambino, che crescerà in Italia con una famiglia integrata, sarà effettivamente un ragazzo non extracomunitario, ma siciliano, pugliese, toscano,


lombardo, o, nella sfortuna, marchigiano, condannato quindi a confrontarsi con una serie di persone che fingeranno di sapere dove si trovino le marche…mentendo!
Un altro modo di ottenere la cittadinanza per i minori stranieri è lo“iusculturae” (diritto di conoscenza): Potranno ottenere la cittadinanza anche i minori stranieri nati in Italia, o entrati entro il 12esimo anno, che abbiano “frequentato regolarmente per almeno cinque anni uno o più cicli presso istituti scolastici del sistema nazionale, o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali”. La frequenza del corso di istruzione primaria deve essere coronata dalla promozione. I ragazzi arrivati in Italia tra i 12 e i 18 anni, poi, potranno avere la cittadinanza dopo aver risieduto legalmente in Italia per almeno sei anni e aver frequentato “un ciclo scolastico, con il conseguimento del titolo conclusivo.
In entrambi i casi, per ottenere la cittadinanza italiana servirà la dichiarazione di volontà del genitore del minore o del suo tutore: dovrà essere consegnata all’ufficiale dello stato civile del Comune di residenza entro il 18esimo anno. In assenza di questa dichiarazione, potrà essere il diretto interessato a richiederla, entro il suo 20esimo compleanno. Le nuove norme valgono anche per gli stranieri in possesso dei nuovi requisiti ma che abbiano superato, all’approvazione della legge, il limite di età dei 20 anni per farne richiesta: un’eccezione per salvaguardare i diritti di chi è già arrivato da anni in Italia. Il Viminale ha 6 mesi per il rilascio del nulla osta. Viene prevista anche la possibilità di rinunciare alla cittadinanza italiana sempre entro i 20 anni.

Ius soli dunque; si, no, ma soprattutto, boh. Per ora, intanto, passa il no: e il sì, se ci sarà, non sarà tra breve; perché non c’è cosa peggiore di fare la cosa giusta, nel momento sbagliato. Il vero problema forse è proprio questo. Lo ius soli intanto sta spaccando la rete, e, senza dar troppo credito a questa percezione, se tanto mi dà tanto, allora potrebbe anche spaccare un governo, facendolo volgere nuovamente al capolinea. Morale, ogni cosa a suo tempo e un tempo per ogni cosa, perché, nel caso specifico, il polverone è stato sollevato nel momento più critico. Immigrazione in crescita, centri al collasso e una propensione all’accoglienza che, potessimo immaginarla al pari delle azioni in Borsa, ci dimostrerebbe che quanto di meglio abbiamo, lo stiamo perdendo. Ciononostante quello dello ius soli è un argomento importante, che ci qualifica non soltanto per ciò che siamo oggi, ma per ciò che saremo in futuro.
Christian Greco



lunedì 24 luglio 2017

La terra quando non trema, brucia [DOWNLOAD DISPENSE GRATIS]



La terra quando non trema, brucia.
Esiste il fuoco sacro, quello dell'anima e quello dell'amore.
Ne esiste un altro, quello "utile", ci scalda fuori, ci tiene in vita.
Ne esiste ancora uno. Quello che non puoi comprendere.
Si, esiste un fuoco che brucia le cose buone, che si rivolta alla mano che gli da la vita. Che distrugge.
Che uccide.
Quel fuoco, più di ogni altra cosa, mi fa comprendere come non esista qualcosa che è solo buona o solo cattiva.
La natura ti aiuta se la rispetti, ma in una mano malata, diventa pericolosa.
Il bosco brucia. Le piante si piegano al vento caldo di un suono che sa di morte.
L'ho visto una volta. E per quanto tu possa non temere la fiamma viva del tuo camino, ti pietrifica all'istante. Si divora i tuoi primi pensieri e le tue parole di rabbia e paura. Ti spazza via. Ti fa sentire piccolo.

Ti fa sentire niente.
C'è qualcuno dietro a ogni incendio che si sente il padrone. C'è una mano malata. Una mente senza perdono.
Un cuore freddo. Mi sono sempre chiesto cosa nasconda la mano che appicca un incendio. Cosa ci sia dietro a quella mano. Qualunquista il pensiero secondo il quale la persona che appicca un incendio è semplicemente malata.
Ci deve essere di più. Un amore morboso per quella sensazione di immortalità. Se sai dominare il fuoco, sei eterno.
Allora brucia. Dagli vita. Fallo crescere. Lascialo libero.
Invece no. C'è sempre un vigliacco dietro quella mano, un uomo che scappa, che lascia il vuoto dietro di se, il silenzio e la morte.
Un vigliacco che quando catturato, si mostra per quello che è. Un luogo di ghiaccio.
Un luogo di morte, che nulla a che vedere con il fuoco. Quello vero.
Quello che alimenta la vita e non la toglie.
Le persone fredde non sanno cosa sia il fuoco. Quello dell'anima, quello buono.

Intanto l’Italia brucia, come sempre in questo periodo, come sempre e basta. Sicilia, Sardegna e poi ancora.

Dove non c’è la malattia dietro a un gesto maledetto, c’è una bravata. Che forse è ancora peggio. Un disagio sociale quando non c’è un disagio della mente. Imprevedibile, irrisolvibile quindi. Irrisolvibile purtroppo. Si arriva sempre un attimo tardi e tutto brucia.
Nel Viterbese quattro amici di cui uno solo maggiorenne fanno la bravata, come dicono loro. Solo il maggiorenne arrestato e gli altri tre deferiti alla Procura di Roma. Il futuro di questi quattro non lo saprà nessuno.
In Sicilia si consuma invece una barbaria nella barbaria. Incendi con gatti messi al rogo come innesco. Personalmente permettere una difesa alla voce “bravata” mi fa sorridere. E non sono mai stato nemmeno uno che nasconde i propri errori dietro la voce “società”.
Non nascondo anche un altro pensiero. C’è senza dubbio qualcosa di doloso in ciò che brucia, e a volte, forse, qualcosa anche di premeditato al di là della bravata.

Ci si dimentica troppo in fretta dell’odore che lascia dietro di sé un incendio. Ma in chi lo vive, resta una ferita che va al di là degli occhi.
Franco Quadalti


https://drive.google.com/open?id=0B3gEQ4Y3gvH1QjVhWGhWdmxtOWs

La terra quando non trema, brucia [DOWNLOAD DISPENSE GRATIS]



La terra quando non trema, brucia.
Esiste il fuoco sacro, quello dell'anima e quello dell'amore.
Ne esiste un altro, quello "utile", ci scalda fuori, ci tiene in vita.
Ne esiste ancora uno. Quello che non puoi comprendere.
Si, esiste un fuoco che brucia le cose buone, che si rivolta alla mano che gli da la vita. Che distrugge.
Che uccide.
Quel fuoco, più di ogni altra cosa, mi fa comprendere come non esista qualcosa che è solo buona o solo cattiva.
La natura ti aiuta se la rispetti, ma in una mano malata, diventa pericolosa.
Il bosco brucia. Le piante si piegano al vento caldo di un suono che sa di morte.
L'ho visto una volta. E per quanto tu possa non temere la fiamma viva del tuo camino, ti pietrifica all'istante. Si divora i tuoi primi pensieri e le tue parole di rabbia e paura. Ti spazza via. Ti fa sentire piccolo.
Ti fa sentire niente.
C'è qualcuno dietro a ogni incendio che si sente il padrone. C'è una mano malata. Una mente senza perdono.
Un cuore freddo. Mi sono sempre chiesto cosa nasconda la mano che appicca un incendio. Cosa ci sia dietro a quella mano. Qualunquista il pensiero secondo il quale la persona che appicca un incendio è semplicemente malata.
Ci deve essere di più. Un amore morboso per quella sensazione di immortalità. Se sai dominare il fuoco, sei eterno.
Allora brucia. Dagli vita. Fallo crescere. Lascialo libero.
Invece no. C'è sempre un vigliacco dietro quella mano, un uomo che scappa, che lascia il vuoto dietro di se, il silenzio e la morte.
Un vigliacco che quando catturato, si mostra per quello che è. Un luogo di ghiaccio.
Un luogo di morte, che nulla a che vedere con il fuoco. Quello vero.
Quello che alimenta la vita e non la toglie.
Le persone fredde non sanno cosa sia il fuoco. Quello dell'anima, quello buono.

Intanto l’Italia brucia, come sempre in questo periodo, come sempre e basta. Sicilia, Sardegna e poi ancora.

Dove non c’è la malattia dietro a un gesto maledetto, c’è una bravata. Che forse è ancora peggio. Un disagio sociale quando non c’è un disagio della mente. Imprevedibile, irrisolvibile quindi. Irrisolvibile purtroppo. Si arriva sempre un attimo tardi e tutto brucia.
Nel Viterbese quattro amici di cui uno solo maggiorenne fanno la bravata, come dicono loro. Solo il maggiorenne arrestato e gli altri tre deferiti alla Procura di Roma. Il futuro di questi quattro non lo saprà nessuno.
In Sicilia si consuma invece una barbaria nella barbaria. Incendi con gatti messi al rogo come innesco. Personalmente permettere una difesa alla voce “bravata” mi fa sorridere. E non sono mai stato nemmeno uno che nasconde i propri errori dietro la voce “società”.
Non nascondo anche un altro pensiero. C’è senza dubbio qualcosa di doloso in ciò che brucia, e a volte, forse, qualcosa anche di premeditato al di là della bravata.

Ci si dimentica troppo in fretta dell’odore che lascia dietro di sé un incendio. Ma in chi lo vive, resta una ferita che va al di là degli occhi.
Franco Quadalti

https://drive.google.com/open?id=0B3gEQ4Y3gvH1QjVhWGhWdmxtOWs