sabato 7 ottobre 2017

Dispensa Scienze delle finanze - Il sistema pensionistico [2/2] [DOWNLOAD DISPENSE APPUNTI RIASSUNTI GRATIS DI ECONOMIA]

Il sistema pensionistico italiano, così come i principali sistemi previdenziali europei, è di tipo “a ripartizione”, e si basa su un sistema di calcolo che è stato oggetto di modifiche nelle ultime riforme.
Tale sistema si basa sul principio che le prestazioni degli attuali pensionati siano finanziate con i contributi versati oggi dai lavoratori attivi e dai datori di lavoro. Non c’è quindi un accantonamento dei contributi pagati dall’individuo nella sua vita lavorativa, in quanto i contributi versati sono immediatamente spesi per pagare la pensione di qualcun altro e la nostra pensione sarà pagata da qualcuno che lavorerà quando noi smetteremo di farlo.
Nel sistema “a capitalizzazione”, invece, la pensione di un individuo è funzione diretta dei contributi versati dallo stesso nella vita lavorativa.
I sistemi di calcolo
Il sistema di calcolo delle pensioni può essere di due tipi:
- retributivo;
- contributivo.
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Dispensa Scienze delle finanze - Il sistema pensionistico [2/2]
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Dispensa La sociologia economica [Parte 1] [DOWNLOAD DISPENSE APPUNTI RIASSUNTI GRATIS DI ECONOMIA]


La sociologia economica è l’insieme di studi e ricerche volti ad approfondire i rapporti di interdipendenza tra fenomeni economici e sociali.

Definizioni di ECONOMIA:

1)      «Insieme delle attività stabilmente intraprese dai membri di una società per produrre, distribuire e scambiare beni e servizi» (Polanyi, ‘77); Riguarda cioè il processo istituzionalizzato di interazione tra gli uomini e la natura per il soddisfacimento dei bisogni di una società;

2)      «Attività che hanno a che fare con la scelta individuale di impiego di risorse scarse, che potrebbero avere usi alternativi, al fine di ottenere il massimo dai propri mezzi» (allocazione delle risorse). La quantità effettiva di beni che saranno prodotti e il loro prezzo dipenderà dall’incontro della domanda dei consumatori e dell’offerta dei produttori sul mercato. Lo stesso meccanismo vale per le quote di reddito distribuite tra i vari soggetti economici (per esempio se l’offerta di lavoro cresce rispetto alla domanda, il salario tende a sua volta a scendere).

Le definizioni richiamate non devono essere considerate come alternative: la prima è più generale e consente di valutare come il soddisfacimento dei bisogni e il comportamento economico possano assumere forme diverse, condizionate dal modo in cui è organizzata la società; la seconda apre maggiormente allo studio dell’interazione tra economia e società. E per questo motivo sembra più adatta alla prospettiva con cui la sociologia economica guarda all’economia.

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La sociologia economica [Parte 1]


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martedì 3 ottobre 2017

La vita è una figata [DOWNLOAD DISPENSE APPUNTI RIASSUNTI GRATIS]


Ho visto BebeVio da Fazio. Non che mi stia simpatica, ma non sono qui né a fare buonismo, tanto meno a dare giudizi sulla gente. Ma ho visto e ascoltato BebeVio da Fabio Fazio. Vista e ascoltata. Si perché a sentirla soltanto mica ti rendi conto. Una ragazza di 20 anni lacerata dentro e fuori. La voce da bambina, una storia da raccontare. In fondo allo studio, mamma e papà che ascoltano. Chi è Bebe per il mondo dello sport potete andarlo a cercare su Wikipedia. Ciò che mi resta in mente di quel video sono le mani di plastica e la voce da bambina che racconta come la vita sia una figata. Al di là dello sport. Al di là di tutto. Glielo disse suo padre mentre la medicava dopo l’amputazione. Glielo disse suo padre quando lei, ingenuamente, pensava che per togliersi la vita bastasse buttarsi giù dal letto. Come quando da bambino per sentirsi un Re, si saliva su uno sgabello di paglia con un bastone in mano. Non è così semplice. Essere un Re, togliersi la vita. Lo sapeva suo padre che glielo ha insegnato portandola davanti alla finestra al secondo piano. Da lì si muore, non dal letto. Da lì si può concludere il cammino, lungo o corto che sia. I più dicono che serve coraggio a togliersi la vita. Suo padre gli ha insegnato che serve invece incoscienza. Si perché la vita è una figata. Comunque. Forse perché a un bambino capace di credere a Babbo Natale e ai nani in fondo all’arcobaleno è più semplice dire che senza gambe e braccia si deve vivere. Ma vivere. Si deve e si può vivere. Perché la vita è una figata. Sempre? No, forse no, ma in un libro bellissimo può anche avere un capitolo di merda da leggere. Un libro bellissimo lo si può leggere anche balbettando, o si può leggere dalla voce

di qualcun altro. Si può, si deve leggere quel libro. Merita. Mi alzo la mattina e dico grazie. Facile per me, corro i 100 metri in 20 secondi da allenato e posso abbracciare le persone che amo dall’alto dei miei 188 centimetri di altezza. Ma non è così per tutti. Lo sa Bebe, lo sanno in tanti. Prendi uno come Zanardi. Quello che mai l’ho visto imbronciato, ha sempre questa faccia da uno che l’ha capita bene. Cosa racconti a uno così per farlo diventare triste? Uno che ha viaggiato una vita a 300 Km/h poi un giorno stronzo gli ha detto no. E lui ha detto…no a chi? A ha iniziato ancora a correre a 300 Km/h, e a superare tanti, poi a superare tutti, poi a vincere ancora, anche più di prima. Uno che ha detto una cosa ovvia come quella che la vita è come il caffè: puoi metterci tutto lo zucchero che vuoi, ma se lo vuoi far diventare dolce devi girare il cucchiaino. A stare fermi non succede niente. Allora lui non sta fermo. Corre. Senza gambe a 300 Km/h. Corre con una sedia sotto al culo usando le braccia. Vince. Sorride, perché la vita è una figata.Non esiste il “non si può fare”. E guarda che secondo me anche lui una mattina si è svegliato dicendo “basta”. Poi qualcuno glielo avrà ricordato. Ehi, la vita è una figata, dove vuoi andare? C’è tanta gente normale che molla là fuori. Nessuno forse l’ha mai messa davanti a una finestra e gli ha detto…vai. Nessuno forse gli ha sorriso e gli ha detto che la vita a volte va male. A volte quel “a volte” dura tanto. A volte, sempre. Però non si molla. Non si deve mollare. Non puoi correre? Cammina. Non puoi camminare? Siediti. Ma non ad aspettare. Troppo facile per me dire che la vita è bella da vivere sempre. E poi non sono uno che se ne va in giro a dispensare consigli alla gente. Però se penso che se senza braccia non potrei più abbracciare le persone che amo, mi sale l’angoscia. Dovrei avere la fortuna di incontrare qualcuno che mi facesse capire che invece di abbracciare, potrei essere abbracciato. Magari non è la stessa cosa, però sai cos’è quando una persona che ti ama ti abbraccia? Una figata. Come la vita. Esiste per tutti il letto dal quale ci si può buttare credendo di morire. Esiste per tutti la finestra al secondo piano che ti fa andare via quando tutto sembra finito. Ma esistono anche persone che dimostrano ogni giorno che se chiudi la finestra e scendi in strada, ci sono ancora tante cose da vedere, da vivere. Una figata pazzesca.
Franco Quadalti.


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Appunti storia del pensiero giuridico [DOWNLOAD DISPENSE APPUNTI RIASSUNTI GRATIS DI GIURISPRUDENZA]


La cultura greca raggiunge uno sviluppo ed una profondità mirabili, soprattutto in campo filosofico. Le condizioni della vita politica e sociale di Atene, che é una democrazia diretta, sollecitano ogni cittadino a prendere ampiamente parte sia alla vita pubblica - partecipando alla vita dell’agorà o, se eletto, sedendo in Consiglio, oppure esercitando le funzioni di magistrato, quando la sorte ve lo designa- sia alla vita giudiziaria, discutendo processi di diritto pubblico e privato. In questo clima di libertà, che offre la vita pubblica ateniese, fioriscono le tendenze speculative più diverse: tra i filosofi greci vi sono i sostenitori della democrazia ed i loro avversari, i nazionalisti ateniesi ed i fautori dell’unione di tutta la Grecia o del cosmopolitismo; ed è sempre qui che si trovano i germi della teoria del diritto naturale, quelli del positivismo giuridico, del relativismo e del sociologismo. Nella filosofia greca del diritto, tra le opere nate da una profonda esperienza della vita sociale e, come tali, capaci di influenzare il mondo del diritto, vi sono quelle di Platone e di Aristotele. In Platone, sebbene predominino gli interessi politici, non manca lo studio del diritto, degno di ogni attenzione da parte dell’uomo politico poiché il compito del giurista è sì quello di applicare le leggi scritte dello Stato, ma sapendole discernere in base alla loro giustezza: una legge ingiusta, malvagia, "...non é una legge, non é diritto" (platone, Leggi, IV, 715b.). Nella sua opera intitolata Politico, Platone paragona i decreti ingiusti votati dall’assemblea popolare, così come quelli emanati dai tiranni, a ricette mediche provenienti da un’assemblea di ignoranti qualsiasi; "…esse non andrebbero propriamente nemmeno considerate ricette" (platone, Politico, 298-299). Il giurista deve perseguire il bene, che coincide con la giustizia: nella lingua greca, infatti, lo stesso termine dikaion viene usato per indicare il diritto ed il giusto.

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Appunti storia del pensiero giuridico

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lunedì 2 ottobre 2017

Era solo adottivo [DOWNLOAD DISPENSE APPUNTI RIASSUNTI GRATIS]


Uccise il figlio ma siccome era "solo" adottivo, non può essere condannato all'ergastolo: lo ha stabilito la Corte di Cassazione accogliendo il ricorso della difesa di Andrei Talpis, 57 anni, originario della Moldova, che la notte del 26 novembre 2013, a Remanzacco (Udine), colpì mortalmente con un coltello da cucina il figlio adottivo di 19 anni.  L'adozione è la modalità con cui si diventa madre o padre di un figlio non procreato.  Ne consegue che bisognerebbe parlare più di “genitori adottivi” invece che di figli adottivi. La personalità non è determinata tanto dall'apporto ereditario, quanto dall'ambiente, in particolare dall'ambiente familiare che educa il figlio (procreato o adottivo), forma i lati essenziali del carattere e costituisce in sostanza la base della sua personalità. È questo il punto centrale dell'adozione. 

Papa Giovanni Paolo II ha sostenuto a questo proposito, il 5 settembre 2000, che «Adottare dei bambini, sentendoli e trattandoli come veri figli, significa riconoscere che il rapporto tra genitori e figli non si misura solo sui parametri genetici. L'amore che genera è innanzitutto dono di sé. C'è una "generazione" che avviene attraverso l'accoglienza, la premura, la dedizione. Il rapporto che ne scaturisce è così intimo e duraturo, da non essere per nulla inferiore a quello fondato sull'appartenenza biologica. Quando esso, come nell'adozione, è anche giuridicamente tutelato, in una famiglia stabilmente legata dal vincolo matrimoniale, esso assicura al bambino quel clima sereno e quell'affetto, insieme paterno e materno, di cui egli ha bisogno per il suo pieno sviluppo umano. Proprio questo emerge dalla vostra esperienza. La vostra scelta e il vostro impegno sono un invito al coraggio e alla generosità per tutta la società, perché questo dono sia sempre più stimato, favorito e anche legalmente sostenuto». Uno degli aspetti fondamentali dell'adozione riguarda la corretta e tempestiva informazione da dare al figlio adottivo in merito alla sua reale situazione.

Nell'informazione, infatti, confluiscono tutte le problematiche di fondo del rapporto adozionale.  I rapporti personali, specialmente quelli fra genitori e figli, sono così coinvolgenti sul piano emotivo e così ricchi di sfumature, che non è possibile mascherarne e tanto meno nasconderne la vera natura.  Non informare non significa solamente celare la verità, ma soprattutto averne paura o ritenerla negativa sia per il figlio che per se stessi.  L'adozione è sostanzialmente un atto d'amore, di completa dedizione. Perché non parlarne? Se un bambino non ha nessuno che se ne prende cura, non può certo essere abbandonato a se stesso in un istituto seppure ottimo sul piano dell'organizzazione e della preparazione professionale del personale addetto. Quel bambino ha bisogno di un padre e di una madre.  Quando il Tribunale per i minorenni ne dichiara l'adottabilità, i coniugi che lo accolgono, lo proteggono, lo amano, diventano i suoi veri genitori.

Può capitare che esistano, da parte dei futuri genitori adottivi, aspettative eccessive riguardo il figlio.  La coppia immagina un bambino consapevole del suo bisogno di ricevere cure e affetto, o relativamente facile da gestire. Anche quando mette in conto la comparsa di problematiche nella relazione con il figlio adottivo, ritiene di riuscire a superare le difficoltà in modi relativamente semplici. Il bambino adottato invece arriva in famiglia con un vissuto di perdita che ha creato delle ferite emotive e mentali importanti. E’ necessario che i genitori sappiano integrare le componenti emotive legate alla delusione e alla mancata soddisfazione delle fantasie e dei desideri, che sono legate, per lo più: - Alla fantasia che il genitore fa su di sé come educatore capace di risolvere magicamente le difficoltà della relazione educativa con il proprio figlio; - All’immaginario che ciascun genitore si è formato rispetto alla personalità del bambino. Il rischio è quello di sviluppare meccanismi di difesa legati all’evitamento del dolore e della delusione. Se i genitori riescono a integrare queste componenti nella loro vita possono aiutare il figlio a fare altrettanto. Anche lui infatti arriva in famiglia con una serie di fantasie conseguenti ai vissuti precedenti all’adozione e ad aspettative che potrebbero causargli frustrazione e ulteriore sofferenza. Gli operatori rivestono, nella realtà dell’adozione, una importante risorsa per le famiglie e per i bambini. E’ importante che essi possano infatti incentivare lo sviluppo da parte dei genitori e del figlio adottivo di quei fattori di protezione che possono favorire una buona riuscita del percorso adottivo e l’integrazione del bambino nella nuova famiglia. “L’adozione è l’incontro di due desideri, l’uno inconsapevole, quello del bambino, e l’altro consapevole, quello dei genitori, accomunati dal fatto di aspirare a qualcosa che non si conosce ma si sente indispensabile”. (Monica Toselli)
Ilenia Cicatello

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Per ri-assaporare la felicità [DOWNLOAD DISPENSE APPUNTI RIASSUNTI GRATIS]


La sua storia ha commosso tutta l'Argentina. Vedovo da 4 anni, senza figli e senza parenti, non voleva festeggiare il suo 84esimo compleanno da solo. Così, la sera prima, si è presentato al pronto soccorso lamentando una forte cefalea ed è stato ricoverato a Buenos Aires. A scoprire che Oscar, questo il nome dell'uomo, aveva raccontato una piccola bugia («una bugia bianca», a fin di bene) è stata l’infermiera GiselRach, che ha raccontato la storia in un lungo post su Facebook. Insieme alle colleghe, la donna ha deciso di organizzare una mini-festa per Oscar, con torta, candelina e palloncini realizzati con i guanti monouso. Un gesto che ha fatto dimenticare all'anziano, almeno per qualche ora, la solitudine che lo ha portato a inventare una malattia, pur di non sentirsi abbandonato in un giorno per lui speciale. «Si è recato alla guardia medica per una “cefalea” e — lo scrivo tra virgolette — sapete qual era la sua vera malattia? Oggi compie 84 anni e non voleva stare da solo», ha scritto Gisel. 
«Sì, proprio quello che avete letto — continua il post —. Scommetto che vi si è stretto il cuore come è successo a me e a miei colleghi. Abbiamo deciso di comprargli una mini torta, una candelina per esprimere tre desideri e, come potete notare, abbiamo ricavato dei palloncini dai guanti di lattice». Lo sguardo dell'uomo, mostra lo scatto, «è pieno di lacrime di gioia per una cosa così semplice. Non lo dimenticherò mai più. Uno dei desideri lo ha usato per chiedere che il prossimo anno gli accada la stessa cosa», conclude l'infermiera.  Con una lezione di vita che vale per tutti: «Valoremos lo quetenemos y no lo que nos falta, si tenesalguienque te espera, alguien q te llama, que se preocupa por vos, te valora y te ama, ama mucho y sobretodo CUIDALO porquesosmillonario y no te estas

dando cuenta. ¡FELIZ CUMPLE OSCAR!».  «Diamo valore a quello che abbiamo e non a quello che ci manca, se avete qualcuno che vi aspetta, qualcuno che vi chiama, che si preoccupa per voi, che vi apprezza e vi ama, amate molto e soprattutto abbiate cura di lui perché siete milionari e non ve ne rendete conto. Buon compleanno Oscar!». Cosa si farebbe per un attimo di felicità? Si farebbe di tutto, e questo gran signore ci ha dimostrato che se si vuole si può ottenere ciò che si desidera. Oscar ha inventato una scusa pur di ri-assaporare quella felicità persa a causa della solitudine, ma è stato fortunato a trovare una equipe fantastica che ha deciso di renderlo felice per i suoi 84 anni. Il regalo più bello che si può fare, non credete? Spesso ci si attacca alle cose materiali, ma, riflettendoci su, non pensate che siano queste le sorprese, i regali, che rendono una persona veramente felice, da far scoppiare il cuore di gioia?

 Oggi, la vita è diventata così frenetica che non si è più in grado di fermarci e riflettere sulle cose semplici che potrebbero cambiare la nostra esistenza.  Cos’è la felicità? Ve lo siete mai chiesti? “Tutti gli esseri umani vogliono essere felici; peraltro, per poter raggiungere una tale condizione, bisogna cominciare col capire che cosa si intende per felicità”.(Jean-Jacques Rousseau) Secondo il padre della psicologia positiva Martin Selingman il 60 per cento della felicità è determinata dai nostri geni e dall’ambiente, il restante 40 per cento dipende da noi.  Pare che la felicità sia anche contagiosa.  I ricercatori della Harvard University hanno scoperto che quando una persona diventa felice, un amico che le vive vicino ha una probabilità del 25 per cento in più di diventarlo anche lui.  E secondo un’altra ricerca, condotta sul volontariato, le persone che passano del tempo ogni mese ad aiutare gli altri sono più felici (e questo lo scriveva già Lev Tolstoj 200 anni fa).

Ilenia Cicatello

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Metodologia didattica [DOWNLOAD DISPENSE APPUNTI RIASSUNTI GRATIS]


La scuola, della quale avevo parlato in un articolo precedente, è un luogo ricco di esperienze, scoperte, rapporti, che segnano profondamente la vita di tutti coloro che ogni giorno vi sono coinvolti, infatti riconoscendo la centralità dei bambini essa si pone come un ambiente educativo, rispettoso della loro età, dei loro tempi di apprendimento e della loro unicità. La scuola è: - un luogo per incontrarsi - un luogo per riconoscersi - un luogo per comunicare - un luogo per scoprire - un luogo per crescere ed imparare Pertanto la metodologia concordata, in modo unitario dagli insegnanti, per operare nella scuola dell’infanzia in modo consapevole, incisivo e verificabile si fonda su alcuni elementi per loro fondamentali.

La progettazione, l’organizzazione e la valorizzazione degli spazi e dei materiali: Il modo in cui sono strutturati gli spazi e distribuiti i materiali incide in maniera significativa sulla qualità delle esperienze che si compiono nella scuola dell’infanzia. Pertanto ogni contesto di gioco, di relazione, di emozione e di apprendimento va ideato e realizzato con consapevolezza in modo da favorire il benessere del bambino, le sue relazioni, le sue scoperte, le sue conoscenze, così da garantire la continuità dei rapporti tra coetanei ed adulti facilitando i processi di identificazione. La valorizzazione della vita di relazione: La dimensione affettiva è essenziale nei processi di crescita: l’affetto, il rispetto, la serenità, l’allegria, lo scambio, l’ascolto, l’aiuto sono componenti essenziali per diventare dei buoni adulti e dei cittadini del mondo. La valorizzazione del gioco: Risorsa privilegiata di apprendimento e relazioni, il gioco, nelle dimensioni simbolico, strutturato e cognitivo, è uno strumento per lo sviluppo del bambino, attraverso il quale egli sperimenta, esprime la sua creatività, acquisisce le prime regole sociali e morali, regola le sue emozioni e, attraverso il rapporto con gli altri bambini, manifesta bisogni, desideri e sentimenti.  La progettazione aperta e flessibile: Predisporre in modo logico e coerente una programmazione educativa permette al bambino di elaborare il suo processo di crescita; essa deve partire dal bambino e rispettare la sua soggettività disponendo una serie di interventi funzionali e individualizzati per il raggiungimento degli obiettivi stabiliti.  La ricerca/azione e l’esplorazione: Sono leve indispensabili per favorire la curiosità, la costruzione, la verifica delle ipotesi e la formazione di abilità di tipo scientifico.  Il dialogo continuo: E' utile per un confronto, uno scambio, un arricchimento reciproco, per stimolare la discussione e valorizzare “il pensare con la propria testa” sviluppando il senso critico, per rendere il bambino sempre coprotagonista del suo crescere. 

La mediazione didattica: Sviluppa nei bimbi le capacità metacognitive, cioè la capacità di impadronirsi delle abilità e delle attitudini idonee a facilitare gli apprendimenti continui che essi dovranno realizzare durante la loro vita, con un'educazione del pensiero sul piano del linguaggio, dell’apprendimento e della metodologia, cioè “imparare a pensare” ed “imparare ad apprendere”.  L’utilizzo del problemsolving: Problematizza la realtà per arrivare a nuove conoscenze, attraverso la formulazione e la verifica di ipotesi che portino alla risoluzione dei problemi di partenza.  Il lavoro di gruppo e le attività laboratoriali: Consentono percorsi esplorativi dove si uniscono i saperi disciplinari a quelli di ricerca e di verifica, dove si imparano negoziazioni e dinamiche comunicative caratterizzate dalla disponibilità, dalla calma, dalla condivisione cognitiva ed emotiva.  Le uscite, le gite e le esperienze al di fuori della scuola: Permettono che “il fuori”della scuola diventi palestra di vita e si conoscano le regole che sovrastano ad ogni ambiente.  I rapporti con il territorio: Fanno sì che ogni risorsa venga sfruttata al fine dell'incremento delle conoscenze.  Le risorse umane e la compresenza delle insegnanti: Permettono la condivisione ed il rafforzamento dell’impegno educativo.  L’osservazione sistematica dei bambini: Le insegnanti osservano le dinamiche, i comportamenti e le esigenze dei bambini al fine di riorganizzare, attraverso progetti, l’intervento educativo.  La documentazione del loro lavoro: Permette ai bimbi di conservare la memoria di esperienze vissute e di riflettere sul loro operato, sulle loro conquiste, su quello che ognuno ha dato e ricevuto dai compagni, sul riconoscimento della propria identità e di quella del gruppo al fine di sviluppare la capacità di lettura della pratica educativa quotidiana.

Il “Cooperative Learning” costituisce una specifica metodologia di insegnamento attraverso la quale gli studenti apprendono in piccoli gruppi, aiutandosi reciprocamente e sentendosi corresponsabili del reciproco percorso. Gli studenti lavorano insieme in piccoli gruppi per raggiungere obiettivi comuni, cercando di migliorare reciprocamente il loro apprendimento. Tale metodo si distingue sia dall’apprendimento competitivo che dall'apprendimento individualistico e, a differenza di questi, si presta ad essere applicato ad ogni compito, ad ogni materia, ad ogni curricolo.  L’insegnante assume un ruolo di facilitatore ed organizzatore delle attività, strutturando “ambienti di apprendimento” in cui gli studenti, favoriti da un clima relazionale positivo, trasformano ogni attività di apprendimento in un processo di “problemsolving di gruppo”, conseguendo obiettivi la cui realizzazione richiede il contributo personale di tutti. 
Ilenia Cicatello

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