lunedì 18 dicembre 2017

Elementi di sociologia del Diritto [DOWNLOAD DISPENSE APPUNTI RIASSUNTI GRATIS DI GIURISPRUDENZA]


La sociologia del diritto si può definire come la scienza che studia il diritto come modalità d’azione sociale. Studiare il diritto come modalità d’azione significa indagare sulle azioni umane che ad esso si ispirano, comprenderne il senso e verificare se esso sia socialmente condiviso, descriverle nel loro corso temporale, individuarne gli effetti concreti e ricondurre tali indagini ad una visione teorica complessiva che dia conto della posizione che in un ambito di relazioni sociali ricopre il diritto, visto nel suo complesso e nelle sue parti.
Da questa definizione risulta che il sociologo del diritto affronta lo studio del diritto da una prospettiva differente rispetto a quella del giurista impegnato nell'analisi e nell'applicazione del diritto positivo, agli occhi del quale il diritto viene assunto come un elemento costante, il presupposto e l'orizzonte del suo operare. Al contrario, al sociologo il diritto compare come una variabile, da considerare e misurare in relazione ad altre variabili che influiscono sull’azione umana.
Un esempio è rappresentato dalla legge 1 dicembre 1970, n. 898, Disciplina dei casi di scioglimento di matrimonio. Di fronte a questa norma il compito del giurista consiste nel risolvere i quesiti interpretativi che essa pone e indicarne l’interpretazione teoricamente più corretta. Questo compito interpretativo, il giurista lo affronterà avendo riguardo della la lettera della norma in questione, alla sua funzione teorica (ratio) ai suoi rapporti con le altre norme e ai principi generali dell’ordinamento. Su queste basi formulerà il suo giudizio......


SCARICA GRATUITAMENTE LA DISPENSA COMPLETA!
Elementi di sociologia del Diritto 

https://drive.google.com/file/d/1YrLOFUAfXNfKFJIlfMVPHBdSOv7zxmUL/view?usp=sharing


Microeconomia dal manuale Mankiw [DOWNLOAD DISPENSE APPUNTI RIASSUNTI GRATIS DI ECONOMIA]


Un economista per spiegare un evento economico può effettuare due tipi di analisi:
Analisi positiva: è un’analisi prescrittiva, e descrive il mondo com’è.
Analisi Normativa: è un’analisi descrittiva che descrive il mondo come dovrebbe essere.
I modelli economici:
Gli economisti, tramite i modelli economici, spiegano, a grandi linee, com’è organizzato un sistema economico.
 Il diagramma di flusso circolare: Secondo tale modello, nel sistema economico, agiscono due tipi di soggetti: imprese e individui. Le imprese producono beni e servizi utilizzando i fattori produttivi (lavoro, terreni e capitale), mentre gli individui sono i proprietari dei fattori di produzione, e consumatori dei beni e servizi prodotti.
Imprese e individui agiscono in due tipi di mercati. Nei mercati di beni e servizi, gli individui sono i compratori e le imprese i venditori, mentre nei mercati di fattori produttivi le imprese sono i compratori mentre gli individui sono i venditori.      
Frontiera delle possibilità di produzione: è un grafico nella quale vengono mostrate tutte le possibili combinazioni di beni che il sistema può produrre, date le risorse disponibili e la tecnologia utilizzabile.
Una combinazione di produzione, è detta efficace se tutte le risorse vengono utilizzate in maniera efficiente, al contrario si avrà una combinazione inefficiente.
N.B_:  L’economia è suddivisa in due discipline: la microeconomia che studia i rapporti singoli fra imprese e individui. La macroeconomia riguarda i rapporti del sistema economico nel suo complesso.

SCARICA GRATUITAMENTE LA DISPENSA COMPLETA!
Microeconomia dal manuale Mankiw

https://drive.google.com/file/d/1GdzqHwwiAnfVqld6b1inz2msl56BxtPC/view?usp=sharing

Biotestamento, Diritto alla vita [DOWNLOAD DISPENSE APPUNTI RIASSUNTI PDF GRATIS]


“Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di futura incapacità di autodeterminarsi, e dopo aver acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle sue scelte, può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento (Dat), esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, compresi il consenso o il rifiuto a idratazione e nutrizione artificiali”. Con 180 "sì", 71 "no" e 6 astenuti l'Aula del Senato ha approvato il DDL sul trattamento biologico. Il provvedimento alla fine, diventa legge. La norma disciplina il consenso informato del paziente ai trattamenti sanitari e agli accertamenti diagnostici, interviene in tema di terapia del dolore, divieto di ostinazione irragionevole nelle cure e dignità nella fase finale della vita, introduce l'istituto delle Disposizioni anticipate di volontà (Dat) e lo strumento della pianificazione condivisa delle cure. Alla fine vince la vita, che non significa necessariamente vivere. Significa scegliere. Significa essere liberi. Liberi di pensare, di decidere, di restare, di andarsene. La vita insomma, quella cosciente, quella vera. Il contrario di questa parola, nel suo significato, non è “morte” ma sopravvivere. Io la vedo così. Non siamo liberi mai. È qualcosa più forte di noi.

Abbiamo bisogno delle catene per sentirci parte di questo mondo. Chissà poi perché scegliamo di restare piantati a terra anziché volare e vediamo con occhi puliti solo negli ultimi attimi. Quelli che precedono il buio terreno, il freddo. Solo in quel momento vogliamo toglierci tutti i fardelli che ci tengono incatenati e vogliamo essere liberi. Il Biotestamento dice questo. Se vuoi, puoi scegliere. Sei libero adesso. Da adesso. Quando la vita ti ha girato le spalle, puoi restituirle il favore e lasciarti andare. Metto da parte il cinismo e guardo meglio. Questa legge dice che quando la vita inizi a sentirla davvero addosso, puoi afferrarla con tutto te stesso e scegliere dove andare. Almeno una volta, almeno quella. La parte romantica di me vede in questa legge l’ultimo scoglio di una schiavitù imposta, dovuta o voluta. È un “non trattenermi, voglio andare via”. Mina Welby, intervistata subito dopo, con un sorriso che dice tutto, accarezza un’idea: "Anche chi ha votato contro nel profondo del cuore la approva". E credo che abbia ragione. Al di là di ogni mero interesse, di ogni ipocrisia, di ogni timore o paura sulla questione morte, ogni persona sa cosa è giusto, cosa vorrebbe per sé, cosa significa la parola libertà. Non ci sarà più bisogno quindi di andare altrove per lasciarsi andare. Non sarà più necessario sentirsi liberi dovendo fuggire. Vince la parte buona stavolta. Vince il cuore appunto come dice dice Mina Welby. Chi ha votato contro, come mai prima d’ora, forse per un attimo ha sperato di non contare, di non essere visto. Forse chi ha votato contro si è nascosto così tanto da permettere alla vita di vincere. Troppe volte scelgono gli altri per noi, per sciocchezze anche. Troppe volte per le cose importanti invece lasciamo che siano gli altri a decidere per noi. Alla fine del viaggio, da ora, non ci sarà più bisogno e non si dovrà più farlo. Si comprenderà il vero valore dell’essere senza pesi. Si comprenderà una volta ancora il vero significato della parola libertà.
Franco Quadalti

https://drive.google.com/file/d/1ybVMiuaBxLmHyOlqWze1TiH8DwrWfqRV/view?usp=sharing

venerdì 8 dicembre 2017

L'importanza della pena [DOWNLOAD DISPENSE APPUNTI RIASSUNTI PDF GRATIS]


“La pena è la conseguenza giuridica di un reato, cioè la sanzione predisposta per la violazione di un precetto penale”. 
Può anche essere definita come la sofferenza, comminata dalla legge penale.
Presupposti per la sua applicazione: presenza di un ordinamento giuridico positivo; presenza di precetti penali; possibilità di identificare certe condotte come meritevoli di una specifica sanzione.
La pena può svolgere varie funzioni, una funzione meramente retributiva (o assoluta), una funzione di prevenzione generale e una funzione di prevenzione speciale.
Secondo la teoria meramente retributiva, la sanzione penale deve servire a punire il colpevole per il male provocato dalla sua azione illecita: l'idea retributiva implica il concetto di personalità, di determinatezza, di proporzionalità e di inderogabilità della pena medesima.
Secondo la teoria della prevenzione generale, la pena ha la funzione di eliminare o attenuare le verosimili cause della criminalità mediante attività di carattere legislativo, amministrativo, sociale e culturale; rivolte a tutti i consociati, rendendo i cittadini partecipi convinti dei valori sociali su cui si fonda una determinata comunità e la sua legge penale.
Secondo la teoria della prevenzione speciale, la pena svolge un compito intimidatorio volto alla dissuasione del singolo (condannato) dal commettere nuovi reati e, contemporaneamente, compiti rieducativi e correttivi che le varie modalità di esecuzione (misure alternative, sostitutive, accessorie) dispiegano sui condannati.

La prevenzione speciale si divide in prevenzione speciale post delictum che mira ad evitare che colui, che ha già commesso un reato, ne commetta altri; prevenzione speciale ante delictum che mira ad evitare che il soggetto, in ragione della sua concreta pericolosità, cada nel delitto; prevenzione speciale sociale insieme di attività di controllo, assistenza, solidarietà sociale, volte a favorire il reinserimento sociale del soggetto rimesso in libertà.
Il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto delle dignità della persona.
Il trattamento è improntato ad assoluta imparzialità, senza discriminazioni in ordine a nazionalità, razza e condizioni economiche e sociali, a opinioni politiche e a credenze religiose.
Negli istituti devono essere mantenuti l'ordine e la disciplina. Non possono essere adottate restrizioni non giustificabili con le esigenze predette o, nei confronti degli imputati, non indispensabili a fini giudiziari.
Il trattamento degli imputati deve essere rigorosamente informato al principio che essi non sono considerati colpevoli sino alla condanna definitiva.
Nei confronti dei condannati e degli internati deve essere attuato un trattamento rieducativo che tenda, anche attraverso i contatti con l'ambiente esterno, al reinserimento sociale degli stessi. Il trattamento è attuato secondo un criterio di individualizzazione in rapporto alle specifiche condizioni dei soggetti.
L'articolo 41-bis (Situazioni di emergenza) della Legge 26 luglio 1975, n. 354 Norme sull’ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà, comunemente chiamato Regime di carcere duro, prevede la possibilità per il Ministro della Giustizia di sospendere l'applicazione delle normali regole di trattamento dei detenuti previste dalla stessa legge in casi eccezionali di rivolta o di altre gravi situazioni di emergenza per alcuni detenuti (anche in attesa di giudizio) incarcerati per reati di criminalità organizzata, terrorismo, eversione ed altri tipi di reato.
Il regime si applica a singoli detenuti ed è volto ad ostacolare le comunicazioni degli stessi con le organizzazioni criminali operanti all'esterno, i contatti tra appartenenti alla stessa organizzazione criminale all'interno del carcere ed i contrasti tra gli appartenenti a diverse organizzazioni criminali, così da evitare il verificarsi di delitti e garantire la sicurezza e l'ordine pubblico anche fuori dalle carceri.
“Quando la pena sarà più pronta e più vicina al delitto commesso ella sarà tanto più giusta e tanto più utile”. (Cesare Beccaria)
Ilenia Cicatello


https://drive.google.com/file/d/132vONZMEF8DHF32bUkOe1VIr1tcHblvn/view?usp=sharing

giovedì 7 dicembre 2017

Sentirsi grandi usando la violenza [DOWNLOAD DISPENSE APPUNTI RIASSUNTI PDF GRATIS]


Due baby bulli sono stati arrestati, un 17enne e un 14enne, per aver costretto un 15enne a subire una serie di atti osceni in un bagno pubblico, prima di entrare a scuola.
La vittima è stata costretta a spogliarsi e a compiere atti di autoerotismo, gesti ripresi con uno smartphone e diventati virali in rete.
La vittima è stata obbligata a consegnare ai suoi aguzzini il giubbotto e le scarpe, per riavere quest’ultimi avrebbe dovuto pagare 10 euro a pezzo.
Le accuse sono di sequestro di persona, violenza sessuale, rapina, pornografia minorile ed estorsione.
I fati sono accaduti il 21 novembre.
I bulli hanno avvicinato la vittima e lo hanno costretto a seguirlo in un bagno pubblico.
A far scattare le indagini è stato un amico coetaneo della vittima, al quale era arrivato il video.
Il ragazzino, accortosi che si trattava del suo amico, è andato dalla madre del ragazzo mostrandogli quanto era accaduto al figlio.
Da qui scatta la denuncia.
La notizia è sconvolgente.

Non sembra che viviamo tra persone, ma piuttosto tra bestie umane.
Forse non è abbastanza l’educazione che viene data dai genitori? 
Se fosse una sana educazione…
Forse non è abbastanza avere un cervello?
Se fosse carico di intelligenza…
Forse non è abbastanza la scuola?
Se venisse frequentata con la voglia di imparare…
Forse non è abbastanza sentire queste notizie tutti i giorni?
Se venissero ascoltate…
Forse non è abbastanza la società in cui viviamo?
Se non fosse malata!
Potrei continuare a farmi domande e purtroppo darei solo risposte negative, perché non viviamo più tra sani principi, perché i valori sono andati perduti, perché si sconosce il rispetto per l’altra persona, perché siamo tutti bravi a predicare, perché la verità è che la società in cui ci ritroviamo oggi è troppo impegnata a vivere una vita parallela, una vita virtuale che ci sta distruggendo!
Dovremmo utilizzare i media per l’acquisizione di nuove informazioni, per comunicare, per far passare messaggi positivi, per reagire davanti a queste ingiustizie e non per condividere uno strazio del genere, ferendo un ragazzino di 15 anni.
La società è malata ma fortunatamente esiste l’eccezione!
Se non fosse stato per l’amico della vittima, tutto sarebbe rimasto irrisolto, avrebbe vinto il silenzio, avrebbe vinto la paura, avrebbero vinto loro!
Aprite gli occhi, ascoltate ed agite!
Ilenia Cicatello

https://drive.google.com/file/d/14RMMzqixRmGtHLRUE45-0aL12WDYrEcX/view?usp=sharing

Marco Dolfin, chirurgo hi tech [DOWNLOAD DISPENSE APPUNTI RIASSUNTI PDF GRATIS]


Fin da piccoli siamo stati abituati a sapere che al mondo esistono le persone normali, gli eroi, e anche i supereroi. I primi se ne vanno in giro vestiti comunemente. Li vedi tutti i giorni, li trovi ovunque. Non fanno cose eclatanti, si svegliano, vanno al lavoro, tornano a casa, vanno a dormire. Punto. Tra loro ci sono i buoni e i cattivi. Fin da piccoli, ci insegnano anche questo. Poi ci sono gli eroi. Questi, a differenza delle persone comuni, compiono gesti di grande importanza. Sono votati al sacrificio anche della propria vita, per il bene di quella degli altri. Nessuno conosce la loro identità finché non ti imbatti in uno di loro all’azione. Se non sono nel pieno del proprio gesto eroico, non c’è modo di riconoscerli perché ahimè, come le persone comuni se ne vanno in giro vestiti in modo tradizionale. In ultimo, abbiamo i supereroi. Qui non ti puoi sbagliare, se ne vanno in giro volando, oppure con corazze luccicanti, fanno cose straordinarie, salvano le persone, arrivano con le ali o con mezzi avveniristici. Portano una maschera, un costume. Li vedi e subito sai a chi ti trovi di fronte. Gira voce che all’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino, e più precisamente nel reparto di chirurgia ortopedica, ce ne sia uno. Mascherato, vestito di verde, arriva legato a un telaio motorizzato, dotato di tanta tecnologia. Chi lo vede arrivare resta di stucco. Ti viene accanto, ti addormenti poco dopo e ti sistema il problema.

Marco Dolfin, 36 anni, rimasto paralizzato alle gambe dopo un incidente in moto. Lo aiuta una specie di carrozzina verticale che lo tiene in piedi davanti al tavolo operatorio. Dalla rabbia dell’incidente ha saputo creare, ricrearsi di nuovo. Si è attaccato al suo amore per il lavoro. Che non è un lavoro, dice, ma una passione. Solo così si può continuare. Amando ciò che si è, passando per ciò che si può dare. Dare, donare, prevede il non abbandonare mai, il non abbandonarsi alla vita ma aggrapparsi a essa più forte che si può. Marco Dolfin l’ha fatto. Dopo la riabilitazione ha smesso di camminare con le sue gambe ma ha iniziato a correre con i pensieri arrivando a trovarsi ancora davanti a persone che hanno bisogno di lui. Ancora più di prima. Non si è fermato qui Marco. Nel 2016 ha partecipato alle Paralimpiadi di Rio, conquistando la medaglia di legno che punta a migliorare alla prossima edizione dei Giochi. E poi i suoi due gemellini, arrivati nel 2014. Lui non ha mai abbandonato la vita, la vita, di rimando, gli è accanto. Perde chi molla. Sempre. Dietro quel camice verde e quella maschera c’è un uomo normale. Dentro quella carrozzina verticale, c’è un superuomo. Si fa così. Persone normali che sanno di esserlo, persone normali che si trovano a dover diventare degli eroi. Persone normali che prendono calci dalla sfortuna e si mascherano per diventare qualcosa di diverso. Di più grande. Marco dice che quando i suoi pazienti lo vedono arrivare, hanno negli occhi una luce strana. Magari l’anestesia che sta facendo effetto. O magari no. Come si fa ad un certo punto della vita, se ti trovi faccia a faccia con un supereroe a restare calmo, sereno. Come fai a non chiederti “e adesso che succederà?”. Succede quello che deve. Sei salvo. Di alcuni non faranno mai un film ma poco importa. Importa poco anche come un uomo possa diventarlo. Per scelta, per caso, per forza. Nel dubbio a trovarselo davanti si può tentare di farsi raccontare la sua storia. Alla fine, come quando eravamo bambini, non si è mai attratti dal come, fosse un morso di un ragno, fosse la morte delle persone care, fosse un incidente con un ordigno atomico. Contano le avventure che nascono dopo aver indossato il costume, o la maschera, o l’armatura. Conta questo alla fine. Allora resta poco da raccontare del mezzo.
Marco Dolfin era una persona normale una volta. Ora è un supereroe.
Franco Quadalti

https://drive.google.com/file/d/1w-rPmFprZLsv_GFUqAo-7HEP0vF--AUE/view?usp=sharing

Libertà dall'inferno [DOWNLOAD DISPENSE APPUNTI RIASSUNTI PDF GRATIS]


“Eravamo tutti nella stessa prigione a Sabratha. Un mese fa, a causa della guerra, siamo stati separati in 20 gruppi di persone, caricati su dei furgoni e trasferiti a Bani Walid e poi ammassati in un’altra prigione dove abbiamo trascorso un mese. Il giorno prima della partenza siamo stati trasferiti in un altro posto…
…una spiaggia dove siamo stati costretti ad aspettare in pieno sole, senza acqua e senza cibo. L’imbarcazione ha lasciato la Libia attorno alle 6 del mattino…
…nelle prigioni venivamo picchiati con cavi elettrici. Tutti noi eravamo proprietà dello stesso uomo, ‘the boss’. Altre 600 persone appartenevano ad un altro boss. Nessuno paga lo stesso prezzo per il viaggio in mare…

…alcuni hanno pagato mille dollari mentre un altro mi ha detto di averne pagati seimila”.
Testimonia un 26enne eritreo che si trovava a bordo della nave.
Un’imbarcazione che finalmente ha raggiunto le coste siciliane.
Il “viaggio della speranza” purtroppo porta con sé condizioni disastrose.
Si rischia la vita, si paga per rischiare la vita e si obbedisce a tutto per poter sperare in quella libertà in cui si crede, come il ragazzo 26enne che testimonia una cruda realtà che noi non viviamo, a cui loro devono sottostare, che loro devono sopportare pur di essere liberi.
Ci soffermiamo sempre al pregiudizio, al fatto che “questi” stanno riempendo il nostro paese.
Ma non ci soffermiamo mai, neanche un attimo, a pensare cosa loro vivono sulla loro pelle, cosa sarebbero disposti a fare per essere felici, liberi, lontani da quell’inferno.
Fa paura sentire queste parole, fa paura la loro vita, ma loro hanno coraggio, quel coraggio che gli dà la forza di combattere e andare avanti, con sofferenza, senza nessun diritto di poter parlare, di poter scegliere, di ribellarsi, ma riescono a farcela!
“…i libici non hanno umanità”.
Cerchiamo di averla noi quell’umanità.
Ilenia Cicatello

https://drive.google.com/file/d/1GvYZKz5zMPcEVvgBns6a0b3wP31hfyVd/view?usp=sharing